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VERSO LE ELEZIONI/ IL CANDIDATO PRESIDENTE DEL CENTRODESTRA IN PUGLIA? LO SCELGONO EMILIANO E DECARO

Il rischio non è solo di una sconfitta conclamata per la coalizione della premier Meloni, ma anche di una scarsa partecipazione al voto da parte di chi ha capito i “giochi” politici in questa regione.

Che il sistema maggioritario, con l’elezione diretta di sindaci e presidenti di Regione, sia diventato un sistema elettorale peggiore di quello precedente per la democrazia italiana è un dato ormai confermato, sia dalla qualità della classe politica che si è affermata con tale sistema, sia dalla percentuale di partecipazione al voto dell’elettorato che, man mano che passa il tempo, ad ogni tornata elettorale che si sussegue diminuisce sempre di più.

In Puglia, poi, i mali del sistema elettorale in vigore da trent’anni a questa parte sono ancora più evidenti, in quanto lo schieramento di centrodestra da quando ha perso, nel 1999, il suo leader storico, Pinuccio Tatarella, non è stata più in grado di dotarsi di una classe dirigente locale all’altezza del ruolo.

Ossia di una classe politica che non vivesse soltanto della rendita di posizione che finora il centrodestra pugliese ha sempre ottenuto alle politiche, per merito prima di Silvio Berlusconi, successivamente, nel 2019, di Matteo Salvini ed ultimamente, nel 2022, di Giorgia Meloni. Infatti, nell’ultimo ventennio il centrodestra pugliese a livello locale ha perso in sequenza tutte le battaglie più importanti, dalle comunali del 2004 a Bari fino alle ultime dello scorso anno e dal 2005 alla Regione fino alle ultime del 2020, per l’incapacità del personale politico che in loco ha diretto la coalizione a tutti i livelli.

Un personale politico che nel tempo, però, grazie a Berlusconi prima, Salvini e Meloni dopo, si è anche calzato conquistando posti di rilievo nel partito ed in Parlamento, ma che in termini di visione e progettualità politica ha concluso ben poco per lo schieramento che rappresenta.

Difatti, da vent’anni il centrodestra pugliese ha perso consecutivamente nei capisaldi elettorali regionali, vale a dire il Comune di Bari e la Regione Puglia, dove il centrosinistra locale si può permettere di vincere alla grande anche quando viene travolto dagli scandali, come è accaduto alle comunali baresi dello scorso anno, semplicemente perché il personale politico del centrodestra ivi presente si accontenta di vivacchiare all’ombra dei governati di centrosinistra, dimenticando di fare un’effettiva opposizione o, forse meglio, facendo un’opposizione solo di facciata ed in prossimità delle elezioni.

Atteggiamento, questo, facilitato dalla distruzione del sistema organizzativo dei vecchi partiti e quindi alla nascita di formazioni politiche unipersonali o, come suol dirsi, di partiti di “plastica” ed alla proliferazione di liste civiche, dove le candidature non sono frutto di comprovata capacità e competenza al ruolo o di fedeltà ideale, ma solo del potenziale consenso che ciascun candidato è in grado di portare con sé.

Ed è così che una classe di eletti frutto di una non selezione politica preventiva, una volta insediatasi a livelli istituzionali, bada unicamente ai propri tornaconti individuali, anziché essere coerente nel ruolo per cui è stata votata, finendo col sottomettersi ai vincitori ed inciuciare con essi. Tanto, quello che conta per tal genere di eletti, non è il ruolo da svolgere, bensì ciò che può ottenere da chi governa stando in quel ruolo.

Difatti, in Puglia, i “mali” del sistema maggioritario, con l’elezione diretta di sindaci e presidenti di Regione, hanno determinato nel centrodestra locale la nascita di una classe dirigente chiusa ed autoreferenziale che, neppure dopo vent’anni consecutivi di opposizione, è in grado di creare le condizioni per una necessaria e fisiologica alternanza di governo nelle più importanti istituzioni locali.

E’ accaduto così che nel 2019 a Bari il centrodestra – stante a quanto anche confermato dalle recenti cronache giudiziarie – avendo rinunciato ad indicare direttamente una personalità politica da mettere in campo per la candidatura a sindaco, ha consentito che a scegliersi l’avversario fosse la parte avversa. Invece, nel 2024 il centrodestra barese si è indicato il candidato sindaco, ma ha poi scontato il fatto che, non avendo svolto in precedenza una reale ed efficace opposizione a livello cittadino, è stata comunque penalizzata nel risultato, poiché una elevata percentuale di elettorato di centrodestra non si è recato alle urne.

E ciò che è accaduto a Bari nel 2019 e nel 2024 sta per accadere verosimilmente anche per le prossime regionali, dove il centrodestra locale probabilmente si dà già per perdente, per cui ha già gettato le basi per lasciare che a scegliere realmente il proprio candidato governatore sia la parte avversa.

Quindi, non ci sarà affatto da sorprendersi se il prossimo candidato governatore del centrodestra, che grazie a tale posizionamento avrà già in tasca l’elezione a consigliere regionale, subito dopo la consultazione passerà nelle fila della maggioranza (come è accaduto al con Pasquale Di Rella al Comune di Bari!) o, quantomeno, non fare alcuna reale opposizione al futuro governo regionale nell’aula barese di via Gentile.

In altri termini, il capo della minoranza anziché guidare l’opposizione si rende partecipe della maggioranza o direttamente, passando su quel fronte, oppure indirettamente facendo finta di fare opposizione. Ma in tal modo non si è di certo più in presenza di un sistema democratico, ma di una democrazia deviata, o malata.

Ed in Puglia siamo da tempo, forse, in presenza di ciò. Infatti, gran parte dell’elettorato pugliese potrebbe averlo capito e le conseguenze potrebbero essere ben chiare con la percentuale di coloro che si recheranno ai seggi.

Se questo dovesse accadere, però, la responsabilità questa volta non potrà essere solo della classe dirigente locale dei partiti di centrodestra, ma riguarderà anche i vertici nazionali, che evidentemente da troppo tempo si interessano della Puglia solo quando si tratta di elezioni nazionali, lasciando in tutte le altre competizioni la “palla” esclusivamente in mano a rispettivi vertici locali. Vertici che, in taluni casi, sono verosimilmente anche “consegnati” alla parte avversa.

Ma di questo passo è possibile che anche alle politiche, come è già accaduto per le ultime europee, il centrodestra pugliese possa a sorpresa perdere il primato. Infatti, per ora di certo potrebbe perdere elettori già alle prossime regionali, oltre che la partecipazione al voto di quanti hanno capito i “giochi” tra centrosinistra e centrodestra a Bari ed in Puglia.

quotidianodifoggia