Tavola rotonda promossa dall’associazione che chiama a raccolta enti e comunità. “Aspettiamo risposte da Arpa Puglia e CNR sul reale stato dì salute dei due laghi”.
Sono molte e circostanziate le questioni che l’Associazione Donne in Cammino del Gargano di Cagnano Varano intende sollevare in occasione della tavola rotonda proposta per il prossimo 22 marzo, in occasione della 32esima Giornata mondiale dell’Acqua.
La scaletta degli interventi rivela l’interesse delle organizzatrici ad aprire un confronto su basi scientifiche sullo stato di salute delle acque del Gargano, in modo particolare, con riferimento alle numerose fonti presenti ed alle due lagune di Lesina e Varano, due ecosistemi un tempo al centro di un indotto economico che dava lavoro a diverse centinaia di famiglie di pescatori e che oggi è (quasi) del tutto improduttivo.
Le associate pongono temi e questioni che possano far emergere, certificando con dati di ricerca e di studio rigorosi, quali siano le cause all’origine dell’inquinamento e della progressiva perdita di biodiversità di un ecosistema dalla pronunciata fragilità che ha subito negli ultimi trent’anni un’accelerazione dei processi dì degradazione delle acque, con significative modificazioni della presenza di flora e fauna che in esse avevano il loro habitat naturale. Come spiega Leonarda Grisetti, presidente del sodalizio, si parte dalla sensibilizzazione ad un uso consapevole e sostenibile dell’acqua come bene primario insostituibile, che le donne in modo particolare in passato nelle realtà del Gargano, dovevano procurarsi dai pozzi e dalle fonti e di cui erano custodi per quel che concerneva gli usi domestici.
“Molte storie di quelle raccontate dalle donne raccolte nel libro Tracce del nostro cammino, emergeva proprio questo compito delegato alla figura femminile di provvedere all’approvvigionamento e alla gestione dell’acqua, anche a rischio di subire violenze nel percorso che era necessario fare” spiega la studiosa originaria di Cagnano.
L’analogia simbolica tra l’elemento liquido e il femminile è attestata in numerose fonti, ed è legata a qualità come la tenacia e la resistenza che accomunano le due nature, vocate ad essere “sorgenti di vita”.
“Oggi, inoltre, le organizzazioni internazionali si rivolgono in modo particolare alle donne, forse ritenute più sensibili a raccogliere il testimone per salvare il pianeta e mettere in atto pratiche per un consumo più sostenibile delle risorse” fa notare Crisetti.
Da un’illustrazione generale delle disponibilità e dei fabbisogni idrici attuali, i partecipanti alla tavola rotonda che si svolgerà presso l’ASP Vincenzo Zaccagnino in località San Nazario, a San Nicandro Garganico, prenderanno poi in esame la realtà locale, aprendo una finestra sull’acqua e la produzione di cibo, sulle metodologie di analisi dell’uso e consumo, sugli accorgimenti per ridurre gli sprechi.
“Ciò che ci preme, è acquisire informazioni sulla nostra realtà e sensibilizzare l’opinione pubblica a promuovere una gestione sostenibile delle risorse idriche che pare non scarseggino nel Gargano, con le tante sorgenti e la falda. Ma non mancano le criticità, se pensiamo alla realtà delle lagune di Lesina e Varano e ci chiediamo quale sia il loro stato di salute; su questo attendiamo risposte dagli operatori dell’Arpa regionale e degli studiosi del CNR di Lesina, invitati naturalmente al confronto” annuncia Crisetti.
Negli anni Sessanta e Settanta, la pesca nella laguna di Varano dava da vivere a 400 famiglie, l’equivalente di 2000 persone, come ricorda Crisetti, che su quelle acque ci è cresciuta, la sua stessa numerosa famiglia è vissuta grazie alle risorse del lago, essendo suo padre un pescatore.
“Anche la mitilicoltura, il nostro oro nero, si è rivelata un’esperienza fallimentare, non perché le cozze inquinassero il lago, ma perchè si è commesso l’errore di sovraccaricare le coltivazioni, che hanno finito per generare l’asfissia. Oggi non ce ne sono più di cozze in laguna, come non ci sono più i pescatori, ma ci sono molte reste di plastica immesse nel corso di 20-30 anni”.
Crisetti conosce in modo approfondito la storia della laguna di Varano in modo particolare, a cui ha dedicato due volumi frutto delle sue ricerche storiche, “Itinerari lungo la laguna di Varano” del ‘99 nel 2000 l’altro titolo “Laguna di Varano, una risorsa da valorizzare”. Oggi ne parla con irriducibile attaccamento e non rinuncia alla speranza di poter vedere rigenerate quegli ambienti che hanno pagato un caro prezzo alla crescita delle attività antropiche e anche alla mancata manutenzione attraverso i dragaggi, essenziale a mantenere in vita tutto l’ecosistema lagunare.
“Noi donne dell’associazione ci attendiamo che, sollecitati dalle nostre curiosità, Arpa Puglia e CNR ci forniscano risposte sui siti in cui vengono fatti ì campionamenti, che ci dicano se analizzano solo l’acqua oppure anche i sedimenti, perché è in essi che c’è traccia della memoria storica di tutto quello che avviene nel lago; se è stata fatta un’indagine del bioaccumulo, se si monitorano i contenuti di pesticidi, erbicidi, anticrittogamici, metalli pesanti, diossina, se sono presenti e in che quantità rispetto al passato, perchè queste analisi vengono effettuate da una trentina d’anni. Risalendo alle cause è possibile inquadrare, se c’è, la natura dell’inquinamento, se sia o meno è possibile stabilire che possa derivare, ad esempio, dall’agricoltura intensiva che negli ultimi decenni si pratica nella piana che si estende tra Cagnano e Carpino”.
l’attacco