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OMICIDIO OMAR TROTTA, IN AULA LA RICOSTRUZIONE DEI CARABINIERI: “DUE SICARI E COLPI ESPLOSI ALLE SPALLE”

Il delitto del ristoratore viestano ricostruito nella tranche del processo “Omnia Nostra”. Due imputati alla sbarra, uno ha già ammesso il suo ruolo nell’agguato.

Nuovi dettagli sull’omicidio di Omar Trotta, il 31enne viestano assassinato nel primo pomeriggio del 27 luglio 2017 nel ristorante “L’Antica Bruschetta”, emergono nel corso del processo “Omnia Nostra”, in corso presso la Corte d’Assise di Foggia. A ricostruire la dinamica del delitto sono stati i carabinieri della scientifica, che hanno illustrato gli esiti degli accertamenti balistici e delle indagini tecniche.

Trotta fu colpito alle spalle e alla nuca, raggiunto da tre proiettili, un dettaglio che fa ipotizzare che almeno uno dei sicari sia entrato nel ristorante dalla porta posteriore. A premere il grilletto furono due uomini armati di pistole calibro .45 e 9×21, che uccisero il ristoratore e ferirono il suo amico Tommaso Tomaiuolo, affiliato del clan Li Bergolis-Miucci, seduto accanto a lui. Il tutto avvenne davanti agli occhi della moglie e della figlioletta della vittima.

Il delitto rientra nella sanguinosa guerra di mafia viestana, che ha visto contrapposti il clan Raduano e il gruppo Perna-Iannoli, al quale Trotta era ritenuto vicino. Vieste è da anni uno degli epicentri della mafia garganica, insieme a Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia.

Sul banco degli imputati siedono due uomini: Angelo Bonsanto, 36 anni, di San Severo, accusato di essere uno dei sicari (difeso dall’avvocato Luigi Marinelli) e Gianluigi Troiano, 32enne viestano, che ha deciso di collaborare con la giustizia. Troiano ha confessato il proprio ruolo nell’omicidio, confermando quanto già dichiarato da altri collaboratori di giustizia: il suo compito fu verificare la presenza di Trotta nel ristorante e avvisare i killer con un messaggio telefonico.

Il processo “Omnia nostra” ha già portato a tre condanne con rito abbreviato: Marco Raduano detto “Pallone”, ex boss indiscusso dell’omonimo clan, ora pentito, è stato condannato a 20 anni di carcere in appello (dopo l’ergastolo inflitto in primo grado) per aver ordinato l’omicidio. Danilo Pietro Della Malva, viestano, alias “U’ Meticcio”, ha ricevuto 11 anni di carcere, Antonio Quitadamo, di Mattinata, detto “Baffino”, è stato condannato a 12 anni e 4 mesi per il supporto logistico ai killer.

Raduano fu arrestato in Corsica, a Bastia, dopo una fuga clamorosa dal supercarcere di Nuoro in Sardegna. Troiano, invece, è stato catturato a Granada, in Spagna.

Durante l’udienza, due ufficiali del RIS di Roma hanno confermato che furono usate due armi diverse, basandosi sulle ogive e sui frammenti di proiettili rinvenuti sulla scena del crimine. Un sottufficiale della SIS (Sezione Investigazioni Scientifiche) dei carabinieri di Foggia ha ribadito che i colpi fatali furono esplosi alla schiena e alla parte posteriore della testa, avvalorando l’ipotesi che uno dei killer sia entrato dalla porta secondaria del locale.

Il processo proseguirà già nei prossimi giorni, quando saranno ascoltati altri carabinieri che condussero le indagini. Ad aprile sarà invece il turno di Gianluigi Troiano, il pentito viestano che, dopo la fuga all’estero, è ora chiamato a raccontare in aula la sua versione del delitto.