Molti di voi ricorderanno senz’altro il vecchio logo della società cinematografica della Metro-Goldwyn-Mayer (quello con il leone che ruggisce all’inizio di un film), dove sul fiocco di pellicola compare la scritta in latino ‘Ars gratia artis’, ovvero “L’Arte per l’Arte”, significando che la vera Arte è fine a sé stessa, e si esclude ogni intento che non sia la pura e disinteressata bellezza.
Questo motto sembra adattarsi perfettamente al Gargano e alla Daunia: l’arte cinematografica che, sedotta dalle bellezze di questi territori, narra le sue storie avvalendosi della magnificenza dei palcoscenici naturali, storici e architettonici di casa nostra.
Fellini diceva che il Cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio o per dirla alla Gaspar Noé “il Cinema è la reinterpretazione del mondo”, ma che del mondo ne assorbe la bellezza.
Daunia e Gargano, con i loro paesaggi mozzafiato e borghi caratteristici, hanno più volte attirato l’attenzione di registi italiani e internazionali. Addirittura, il primo film girato nei nostri territori risale al 1906 (uscito poi nel 1912): “Manfredonia, Southern Italy”, un cine-documentario della Società Italiana Cines di Roma, filmato tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo.
Come ci racconta “Effetto Puglia, guida cineturistica a una regione tutta da girare”, pubblicata nel 2008 da Editori Laterza, il Cinema ha modificato l’occhio di chi guarda la Puglia. È accaduto negli ultimi anni quando intere sequenze di una terra dove ogni cosa è generosamente illuminata hanno corteggiato il buio delle sale cinematografiche di mezzo mondo.
Luce barocca per “Mine vaganti” di Ferzan Özpetek che – come hanno affermato i giurati del Tribeca Film Festival di New York, premiando il film – “fa venir voglia di prenotare subito un viaggio nel Sud dell’Italia”. Bianchi faraglioni sorgenti dal cristallo acquatico del Gargano, dove danzano le star di Bollywood per “Housefull” di Sajid Khan, film visto da oltre quattrocento milioni di Indiani. È questa è solo la punta dell’iceberg.
Ma andiamo con ordine. Tornando a Manfredonia, presso la splendida chiesa di San Leonardo di Siponto, si scopre che dalla sua pietra ornata medievale si è lasciato sedurre Pupi Avati, che qui ambientò alcune immagini del film “I cavalieri che fecero l’impresa”, del 2001, con Raoul Bova e Edward Furlong (abbiamo saputo che alcune scene vennero girate anche presso Devia, a San Nicandro Garganico).
Salendo per le strade che portano a San Giovanni Rotondo, ricordiamo “Fan Pio”, del 2011, un’opera firmata da Giovanni Troilo e Graziano Conversano. La coppia, con particolare e ironica maestria, intreccia le vite di cinque personaggi la cui storia è – volontariamente o no – segnata dalla presenza di Padre Pio da Pietrelcina.
Per tornare più indietro nel tempo, come non ricordare “La stazione”, di Sergio Rubini, primo film della sua carriera da regista, girato presso la stazione di San Marco in Lamis. Oppure, “Bianchi cavalli d’agosto”, del 1974, film sull’infanzia, con Ciccio Ingrassia, firmato da Raimondo Del Balzo, girato presso gli splendidi paesaggi naturalistici di Pugnochiuso.
Per Vieste, Davide Ferrario diresse alcuni ciak del film “Figli di Annibale” (1998), spostandosi fino al mare, dove il faro di Sant’Eufemia racconta di salvifici approdi.
La perla del Gargano, Peschici, con la sua trama nivea di case, terrazze, scalette e balconi di richiamo arabeggiante, che d’improvviso appare come un presepe, dipinto e inespugnabile, aggrappato su una rupe, più volte è stata scelta come location: molti dei suoi abitanti, al fianco di Fiorella Mari, interpretarono “Il figlio dell’uomo” (1954), di Virgilio Sabel, prodotto dalla San Paolo Film, che mostra il paesetto nel suo incontaminato splendore con la Torre di Monte Pucci e l’Abbazia di Kàlena. Qui si ambientano pure le storie di “Nemmeno in un sogno” (2002), diretto da Gianluca Greco, e un episodio interpretato da Lino Banfi della commedia di Carlo Vanzina “Un’estate al mare”, del 2008.
In “Tre uomini e una gamba” (1997), con Aldo, Giovanni e Giacomo, durante il loro viaggio in macchina verso Gallipoli, a un certo punto appare una bella inquadratura del Promontorio del Gargano, visto dall’autostrada.
E ancora a San Menaio, con le immagini della sua spiaggia, fino al trabucco di Monte Pucci, che descrive il fascino intatto di storie antiche di pescatori, comincia “La vita, un lungo viaggio in treno” (2009), di Thierry Gentet che, l’anno prima, nel 2008, girò anche “I Cantori di Carpino”.
Tra Carpino, Peschici, Rodi Garganico e Ischitella si mossero Gina Lollobrigida e Marcello Mastroianni, in “La legge” (1959), tratto dall’omonimo romanzo di Roger Vailland.
Senza dimenticare “L’Antimiracolo” (1965), diretto da Elio Piccon, un cine-documentario neorealista girato principalmente a San Nicandro Garganico, con alcune scene tra Lesina e Apricena, per denunciare le condizioni di vita di una parte dell’Italia mentre altrove si declamava con tono enfatico il ‘miracolo economico italiano’ (ecco il motivo del titolo). L’opera, recentemente restaurata, ha ottenuto il riconoscimento della Targa Leone di San Marco alla XXVI Mostra del Cinema di Venezia.
Ricordiamo, infine, il recente “Wonder Woman” (2017), con la ricostruzione in digitale delle falesie della spiaggia di Vignanotica (sul manifesto del film compare anche il Pizzomunno di Vieste).
Abbiamo scritto ‘infine’ quando, in realtà, di film e documentari ne sono stati girati tantissimi, anche in Daunia: per un elenco magistralmente aggiornato rimandiamo al lavoro di Domenico S. Antonacci, nel suo blog Amaraterramia: https://www.amaraterramia.it/…/filmografiaprovinciadifo….
Ne scoprirete delle belle.
Per concludere, vi anticipiamo l’uscita nel 2025 di un film di produzione americana, girato sul Gargano nel 2023, dal titolo “The Only Way”: https://www.theonlywayfilm.com/.
Il Cinema come apportatore di favole e narrazioni moderne, dove ogni film lascia un segno tangibile, come una traccia che si unisce alle antiche storie della gente del luogo. Quel Cinema che trasforma il Gargano e la Daunia in miti moderni, dove ogni pellicola non è solo un film, ma un frammento di storia, un’avventura scolpita nella terra e nel mare.
Ci piace terminare questo post con una frase di Federico Fellini: “… ho imparato che i giorni veramente importanti nella vita di una persona sono cinque o sei in tutto. Tutti gli altri fanno solo volume. Così fra sessant’anni non ti ricorderai il giorno della tua laurea, o quello in cui hai vinto un Oscar. Ti ricorderai quella sera in cui tu e i tuoi amici, quelli veri, avete fumato dieci sigarette a testa e ubriachi persi avete cantato per strada a squarciagola fradici di pioggia. Quelli sono i momenti in cui la vita davvero batte più forte”.
Quei giorni magari vissuti tra il vento dei monti e l’odore di salsedine del mare garganico.
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